Il cammino della Parola costituisce una risposta, tra le tante suscitate dallo Spirito di Dio nella sua Chiesa, al grande problema della crisi di fede. Mediante la predicazione del Vangelo, fatta in modo semplice, ma chiaro e profondo con la forza dello Spirito (cfr. 1Cor 2,4), molti sono chiamati alla fede e a mettersi in cammino (cfr. Gv 4,50; Lc 17,14) per fare esperienza della verità e della forza della Parola che è stata loro annunziata (cfr. Lc 1,45). Attraverso l'esperienza continua dello Spirito di Gesù, nascerà la "mentalità di fede" e, da questa, la "vita di fede".

carisma

Si tratta di percorrere un itinerario di educazione alla fede, di passare gradualmente alla comprensione della Persona di Gesù, sotto l'azione dello Spirito (cfr. Mt 16,13-16; 1Cor 12,3), secondo la testimonianza dei Vangeli e del Magistero della Chiesa. Il Padre rivela il Figlio e questi rivela il Padre. Nessuno può conoscere né il Padre, né il Figlio se non viene ammesso dallo Spirito al grande mistero del Padre e del Figlio uniti in un solo amore, solo ai poveri, ai piccoli è concesso di conoscere i misteri del Regno (cfr. Lc 10,21-24). Si deve passare da una considerazione puramente umana di Gesù, presente anche oggi (un rabbi, un saggio del passato) alla percezione della sua natura divina: Simon Pietro lo chiama prima maestro, poi, quando vede le reti stracolme di pesci, Signore (cfr. Lc 5,1-8); la Samaritana passa gradualmente dal chiamarlo Giudeo, poi profeta ed infine, dopo la rivelazione divina di Gesù, Messia, cioè Cristo (cfr. Gv 4); il cieco nato lo chiama uomo, poi giusto, infine, quando Gesù si rivela a lui nel Tempio, lo adora come Signore (cfr. Gv 9). Il cammino della Parola è uno strumento per passare dall'incredulità alla fede, secondo l'esortazione di Gesù a Tommaso: "Non essere incredulo, ma credente" (cfr. Gv 20,27-29). Si tratta di attingere alle sorgenti dello Spirito (cfr. Is 12,3), mediante un ascolto permanente, attento e comunitario della Parola (cfr. Col 3,16) che suscita, ravviva e nutre la fede, fino ad arrivare all'uomo adulto, Cristo in noi, nella misura che il Signore ha stabilito per ognuno (cfr. Ef 4,14). Lungo il cammino si percorreranno alcune tappe o gradi nel modo di relazionarsi a Gesù:

  • Nemico: il nemico è colui che non ama, nel senso peggiorativo che odia, oppure che è indifferente.
  • Folla: la folla rappresenta coloro che si accostano ad ascoltare la Parola, ma poi se ne vanno, non restano con Gesù.
  • Discepolo: il discepolo invece è colui che ascolta la Parola e si mette in cammino dietro Gesù.
  • Figlio: il figlio è colui che non solo ascolta la Parola, ma si fida così tanto di Dio, che il suo Spirito è in lui ed egli è in grado di metterla in pratica (cfr. Lc 6,45-47; Lc 8,21; Gv 13,17).

Infatti "la fede senza le opere è morta in se stessa" (cfr. Gc 2,17), come le opere senza la carità non giovano a nulla (cfr. 1Cor 13,1-3). Attraverso il cammino della Parola si passa dall'indifferenza, all'ascolto, alla sequela, alla prassi della vita cristiana, in un arco di tempo più o meno lungo e secondo il dono di Cristo. Il cammino della Parola è un cammino di conoscenza interiore: conoscenza di Dio e conoscenza di se stessi (cfr. Dt 8,2). Attraverso questa conoscenza nascono in noi l'umiltà e l'amore, doni dello Spirito di Dio. È un cammino difficile durante il quale bisognerà superare diversi ostacoli e molte prove (cfr. At 14,22), secondo l'insegnamento della parabola del Seminatore: l'ostacolo dell'incredulità, dell'orgoglio della mente (la strada); lo scandalo della croce, delle sofferenze, delle difficoltà, delle ingiustizie, delle prove della vita (il terreno roccioso); l'ostacolo della seduzione dei beni del mondo e della carne (il terreno spinoso).

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Solo il terreno buono e perfetto, cioè ricco di "humus", di umiltà, produce frutto per la vita eterna con la perseveranza (cfr. Lc 8,4-15). L'umiltà è la radice della fede e dell'amore. Attraverso la conoscenza interiore di noi stessi il Signore ci guiderà allo spirito dell'umiltà e della mansuetudine (cfr. Mt 11,29). L'umiltà, cioè la verità, la conoscenza di noi stessi che viene da Dio, distrugge ogni orgoglio e superbia e crea in noi lo spirito di povertà: ai poveri appartiene il Regno dei Cieli (cfr. Mt 5,3). Si prenderà coscienza, aiutati dallo Spirito di Gesù (cfr. Gv 16,8), della realtà del peccato "concupiscenza degli occhi, della carne e superbia della vita" (1Gv 2,16), per rinunziare ad esso, spogliarci gradualmente del nostro uomo vecchio e rivestire l'uomo nuovo; "rinnovarci nello spirito della nostra mente" carnale (cfr. Ef 4,22s; Col 3,9) e conformarci al Pensiero di Gesù, secondo l'insegnamento di Paolo (cfr. 1Cor 2,16).

Durante il cammino della Parola, saremo condotti dallo Spirito del Signore ai diversi gradi della comunione con Dio, secondo l'insegnamento di San Giovanni:

  • Rinunziare al peccato e riconoscerlo.
  • Amare i fratelli.
  • Non seguire il mondo nelle sue bramosie peccaminose (gli idoli).
  • Custodire la fede e perseverare in essa sino alla fine (cfr. 1Gv).

Si deve realizzare in noi il passaggio dalla morte alla vita:

  • Ritornando al Padre confessando il nostro errore (cfr. Lc 15,11-32).
  • Credendo alla Parola che ci è stata annunziata (cfr. Gv 5,25).
  • Amando i fratelli, come prova concreta del nostro amore a Dio (cfr. 1Gv 3,14).
  • Morendo con Gesù nei fatti dolorosi della nostra vita (cfr. 2Tm 2,11).
  • Partecipando con fede al banchetto eucaristico del Signore (cfr. Gv 6).

Lungo il cammino si riscopriranno e si vivranno le dimensioni della vita cristiana, secondo l'icona dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35):

  • Ascolto permanente della Parola, di Gesù, fatto con fede.
  • Spirito di preghiera.
  • Eucarestia.
  • Carità fraterna e servizio d'amore.

Si tratta di riconoscere il Cristo presente nella Parola (cfr. 1Sam 3,9; Lc 4,21; Gv 4,26; Gv 9,37), presente in noi (cfr. 1Pt 3,15; 2Cor 13,5; Ef 3,17), presente nel Pane e Vino consacrati (cfr. Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19) e nei fratelli (cfr. Gv 13,20; Mt 25,40; At 9,4); si tratta di riconoscerlo cioè nella Chiesa, suo Corpo mistico (cfr. 1Cor 12,12). In definitiva lo scopo del Gruppo della Parola è quello di aiutare i suoi componenti a riscoprire la bellezza della vita cristiana (cfr. Fil 4,8), di rispondere alla chiamata alla santità (cfr. 1Ts 4,7), di crescere nella fede (cfr. 2Cor 10,15) con un'esperienza profonda e continua di Gesù (cfr. 2Cor 3,18), e di maturare in essa fino alla maturità di assumersi servizi all'interno della parrocchia (cfr. Gal 5,13), mettendo a disposizione degli altri i carismi dati per l'utilità comune (cfr. 1Cor 12,7), impegnandosi nei diversi settori della pastorale (catechesi, liturgia, carità) per aiutare i fratelli a conoscere la salvezza e il dono di Gesù (cfr. 1Ts 5,14; Eb 3,13) camminando insieme verso Colui che è il Signore (cfr. Gv 13,13) e il Salvatore di tutti (cfr. 1Tm 4,10).

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Il Gruppo della Parola propone una via, tra le tante suscitate dallo Spirito di Dio, amante della Chiesa sua Sposa (cfr. Ap 22,17), per gli uomini di oggi per arrivare a scoprire in modo profondo le sorgenti della nostra vita cristiana, restarne affascinati ed essere irrimediabilmente conquistati da Cristo Signore (cfr. Fil 3,12), unico Maestro della sua Chiesa (cfr. Mt 23,10-12). "L'ignoranza delle Scritture", secondo il famoso detto di San Girolamo, "è ignoranza di Cristo"; ora nessuno può amare ciò che non conosce. Questo è il carisma del gruppo della Parola, questo è il suo metodo: portare gli uomini di oggi, oppressi, frustrati, inquieti e sofferenti, alla conoscenza interiore del Cristo (cfr. Ef 1,17; Fil 3,8) mediante la predicazione del Vangelo, le Scritture, l'ascolto permanente e costante della sua Parola, da cui scaturisce tutta la vita cristiana. Il cammino della Parola, può essere considerato come una grande, permanente e profonda preparazione al banchetto dell'Eucaristia, culmine e fonte della vita cristiana, sintesi e compimento di tutta la Rivelazione, profezia ed anticipo della gloria futura (cfr. Lc 22,28-30).

. La presenza di Maria

Il Gruppo della Parola può essere definito profondamente mariano, non tanto perché in ogni Liturgia della Parola si invoca, all'inizio e alla conclusione, l'aiuto di Maria, Madre della Chiesa, ma soprattutto perché l'esperienza dell'Ascolto della Parola è specificatamente mariana. Ci si pone in ascolto della Parola non solo per confrontarsi con Essa o per imparare il contenuto dei diversi Libri sacri, ma fondamentalmente e principalmente per lasciarci avvolgere dalla Parola di Dio, davanti alla quale siamo tutti poveri ed impotenti, per dire al Signore come Maria: "Avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). Tutto il cammino della Parola tende a riprodurre, nello Spirito, l'atteggiamento di disponibilità della Vergine Santissima per diventare insieme a Lei, madre dei credenti in Cristo, servi della Parola (cfr. Lc 1,2-38), collaboratori del Signore per il suo progetto di salvezza nella Chiesa e nel mondo.

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Non è un caso che il Gruppo della Parola tenda a riunirsi in luoghi a Lei intitolati, per vivere momenti di forte spiritualità, cercando la sua materna benedizione, percependo in modo sempre più chiaro la sua grande importanza nell'economia della salvezza e nella vita personale e spirituale. Ogni componente del gruppo è come preso per mano dalla Vergine per riprodurre in sé quello che i Padri del deserto chiamavano la "ruminatio della Parola" e che il Vangelo esprime con queste parole: "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (cfr. Lc 2,19.51). Seguendo Lei, modello perfetto del discepolo del Signore, saremo condotti più facilmente al Cristo, impareremo a stare ai piedi della Croce per ricevere in abbondanza il frutto dello Spirito, impareremo ad amare i fratelli (cfr. Gv 19,25-27), impareremo a mettere in pratica la Parola: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5).

 

Per maggiori informazioni si invita il lettore a contattare il responsabile del gruppo o a visitare le altre pagine della sezione Gruppo della Parola:
. Introduzione

Si ringrazia Raffaele Giorgi per il materiale informativo utilizzato per la stesura di questa pagina.
Foto: La fotografia dell'ambone è stata scattata nella Chiesa di Maria Santissima del Monserrato da Carmen Capogreco. Le illustrazioni di Gesù e Maria provengono dal web e sono di pubblico dominio. L'immagine di San Girolamo è il famoso dipinto del Guercino, pittore italiano, intitolato «San Girolamo nel deserto»: l'immagine proviene da Wikipedia ed è di pubblico dominio, viene qui riprodotta a scopo puramente divulgativo.

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