Piccola guida per il lettore - Parte 1 - A cura di Oreste Arena

Nel giorno di domenica “i fedeli devono radunarsi insieme, affinché nell’ascolto della parola di Dio e nella partecipazione all’Eucaristia, facciano memoria della passione, risurrezione e gloria del Signore” (Sacrosanctum concilium, 106). Dopo essere convenuta, l’assemblea liturgica è chiamata all’ascolto della Parola proclamata e non ad una semplice lettura; questo ascolto, inteso in senso biblico, non si limita all’udire materialmente, ma coinvolge tutto l’uomo ed ha ripercussione nella sua vita. La stessa predicazione costituisce non solo il commento domenicale delle letture sacre, ma anche la trasmissione del messaggio della salvezza proclamato nel corso della Liturgia della Parola. E’ dall’ascolto della Parola che nasce la fede!
La Parola, però, per diventare efficace e giungere agli orecchi del popolo radunato, ha bisogno di una voce che la faccia risuonare. Il primo servizio del lettore istituito o di fatto è la proclamazione della Parola nell’assemblea liturgica; questo richiede la consapevolezza di essere il portavoce di cui Dio si serve per suscitare, risvegliare e far vibrare la fede in quanti ascoltano, ma anche l’avere acquisito alcune nozioni tecniche di base. La proclamazione liturgica è fatta da uomini per altri uomini e porta con sé, quindi, i difetti degli uomini. Ecco alcuni suggerimenti utili a superare le più frequenti difficoltà.

  1. Il lettore deve essere consapevole dell’importanza del servizio liturgico a cui è chiamato. Deve svolgerlo con fede e attenzione, ricordando che non si è veri proclamatori della Parola di Dio se prima non si è stati attenti suoi uditori.
  2. I testi liturgici vanno letti in anticipo, cercando di capirne bene il significato, altrimenti chi ascolta non comprenderà quanto viene proclamato.
  3. Si devono pronunciare con senso e con chiarezza tutte le parole, evitando il tono dimesso, la monotonia della voce, la pronuncia indistinta, ma anche l’enfasi, la retorica, le cantilene.
  4. È necessario rispettare i ritmi e i tempi del testo, le pause e gli stacchi, per dare modo a chi ascolta di accogliere quanto si sta proclamando.
  5. La punteggiatura indica le pause per la lettura e per la comprensione del testo. Si legge con calma, respirando ad ogni capoverso, o prima di ogni concetto importante.
  6. Leggendo una preghiera occorre “pregare con il cuore”.
  7. Non vanno lette le indicazioni rubricali: “Prima Lettura”, “Salmo responsoriale”, ecc.
  8. Quando si leggono presentazioni o introduzioni, è meglio usare un tono diverso, non solenne come quello per proclamare la Parola di Dio.
  9. Se è necessario, conviene fare delle prove con il microfono, in presenza del sacerdote o altri, in modo che la voce risulti chiara e comprensibile, e non rimbombi. In assenza del microfono, è sempre consigliabile fare delle prove di lettura a voce alta.
  10. Ci si accosta al leggio senza fretta, facendo prima riverenza all’altare con un inchino; così pure nel ritornare al proprio posto. Si inizia la lettura quando tutti sono seduti e in silenzio. La paura e l’ansia si vincono con una respirazione ampia e profonda. E’ importante anche assumere una corretta posizione di lettura; la più idonea è quella che vede il tronco ben dritto, le spalle ed il petto eretti, la persona appoggiata sui piedi leggermente divaricati, la testa alta perché la voce giunga bene all’assemblea, la mani posate ai lati del libro o del leggio.


Bisogna ricordare a coloro che prestano con generosità questo servizio, che non è necessario che siano o diventino dei professionisti. Infatti, non sempre un buon dicitore può assolvere la funzione di lettore nella proclamazione liturgica. Un bravo speaker radiotelevisivo sa farsi ascoltare magistralmente, ma non sempre risulta efficace nella proclamazione, per il tono eccessivamente livellato, freddo e distaccato della voce. Un attore è portato alla declamazione e all’interpretazione teatrale, che esige una forte carica interpretativa soggettiva, ma proprio questa bisognerebbe invece evitare. La proclamazione liturgica esclude entrambi i tipi di lettura; essa esige un certo solenne distacco, ma nello stesso tempo, anche un tono vibrato e partecipato. Essa si astiene da ogni personalismo di interpretazione, ma assumerà un tono diverso per calore e colore a seconda del contenuto della lettura.
Si tratta, in definitiva, di pronunciare ogni parola della Bibbia con cuore spalancato, carico d’amore e d’umiltà: l’amore impedirà letture frettolose e superficiali; l’umiltà terrà lontano dalla vuota enfasi e dalla fredda declamazione.
Continua...

Oreste Arena

 

Si ringrazia Oreste Arena, lettore istituito della parrocchia, per questo contributo.

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